Da teen drama a semi-western contaminato dai feticismi segreti (ma neanche troppo) del suo stesso regista.
Il primo episodio della terza stagione di Euphoria lascia presagire un addio alla veste glitterata e sognante in cui abbiamo conosciuto la serie di Sam Levinson nelle prime due stagioni.
Anche i teen drama crescono. Non si resta adolescenti per sempre; giusto per citare un esempio tra i più celebri, anche in Skins ci sono episodi finali più lunghi per chiudere il cerchio e mostrare la vita di alcuni dei protagonisti alcuni anni dopo. E l’idea, di per sé, ha del potenziale; è stimolante la curiosità nel vedere “che fine hanno fatto” i protagonisti di una serie dopo un tot. di tempo, soprattutto nel delicato passaggio dall’adolescenza alla vita adulta.
Euphoria, purtroppo, spreca questa risorsa nel più caricaturale dei modi.
Sam Levinson porta allo stremo i traumi caratteristici degli ex-studenti della East Highland, sia a livello di trama che d’immagine.
La tossicodipendenza di Rue ha intriso la sua intera adolescenza e, nei primi anni di vita adulta, sfocia nella sua “carriera” dedita allo spaccio di droghe, in qualità di drug mule per ripagare un grosso debito con la spacciatrice Laurie.
La storica smania di attenzioni maschili di Cassie diventa volontà da parte sua di fare carriera come creator su OnlyFans, mentre non c’è ancora traccia di Jules ma sappiamo già grazie a un dialogo tra Maddy e Lexi che è entrata nell’olimpo della prostituzione: da ragazzina adescata da uomini potenti a vera e propria sugar baby.
Il sentimento comune verso questo primo episodio di Euphoria accomuna gran parte del web, e di motivi se ne possono ipotizzare diversi.
A straniare per prima è l’atmosfera diversa che ricordavamo nelle prime due stagioni: quell’aria più colorata e dal sentore quasi magico che dava alla serie il suo stile inconfondibile, almeno per adesso, è stemperata tra le scene pseudo-western di Rue e quel poco che vediamo delle vite di Cassie e Maddy, sempre glamour in entrambi i casi ma più soft rispetto a prima.

Sicuramente non passa inosservata l’intensità di alcune scene a richiamo sessuale.
Levinson si muove in maniera ambivalente: palese in alcuni momenti e subdola in altri. Gioca facile con Cassie, già tra i personaggi più sessualizzati nelle stagioni precedenti. Se già da questo primo episodio vediamo primi piani del suo sedere sculettante nelle vesti di cagnetta sexy, è improbabile che il resto della serie si distacchi da questo modus operandi (e infatti sappiamo già dal trailer che la vedremo in veste di neonato, sempre come content creator. Agghiacciante).
E qui scatta la mia personale teoria del complotto anche su Faye, interpretata da Chloe Cherry. Nella vita reale, Cherry ha una carriera da pornostar. È davvero un caso l’inquadratura dall’alto dove, con la bocca grondante di saliva, s’infila un’intera mano in bocca per ingoiare il palloncino di fentanyl? Magari la malizia è negli occhi di guarda, ma è vero anche che a Rue la stessa scena è stata fatta girare in maniera molto meno degradante.
Da questo primo episodio trasuda provocatorietà senza una reale sostanza.
Temi controversi e immagini forti non sono una novità per Euphoria che, anche nelle due stagioni precedenti, puntava apertamente a scioccare il pubblico. È effettivamente presto per fare ipotesi su quella che sarà la struttura della stagione; va considerato che dobbiamo ancora assistere alla rete di connessioni che s’instaurerà tra i personaggi. Come il trailer ci ha anticipato, ad esempio, ci sarà un crossover tra la carriera di Maddy, ora manager di influencer, e quella da aspirante creator di Cassie, nonostante la fine del loro rapporto nel finale della seconda stagione.
Vero è che Levinson non ha pensato neanche per un attimo a una possibile evoluzione in positivo per i personaggi, magari inserendo ugualmente difficoltà (che noia mortale, altrimenti) ma non in maniera così pigra.
Il fatto che Cassie scelga d’incanalarsi nel mondo del porno con OnlyFans è effettivamente in linea con quella che lei è stata in passato: parliamo della stessa persona che, già dall’adolescenza, sessualizzava fortemente la sua immagine in nome della ricerca di attenzioni e visibilità. Ma un destino del genere – mogliettina patinata con standard milionari – ha il sentore di scelta narrativa economica e sbrigativa per un personaggio simile, oltre al fatto che la relazione tra lei e Nate inscena dinamiche di potere stereotipate e straviste.
L’unico potenziale lo vediamo in Maddy e Lexi, che già da prima erano i personaggi con personalità meno passive.
Resta effettivamente curiosità per quello che potrà essere il futuro di Maddy, ma cade un po’ nel dimenticatoio il percorso da sceneggiatrice di Lexi. Ci viene blandamente ricordato il suo talento per la scrittura televisiva ma era stato già reso ampiamente chiaro nella seconda stagione, con l’infame recita scolastica dove aveva romanzato con abilità gli intrighi della sua cerchia sociale.
Un possibile spiraglio di redenzione viene accennato anche per Rue, che sembra interessarsi a una conversione religiosa. Da capire se questo elemento avrà effettivamente un seguito o se verrà declassato come l’ennesimo tentativo di riabilitazione fallito da parte di Rue.

Un punto interrogativo resta Nate, che sembra stranamente pacato per quella che è sempre stata la sua personalità abusante e aggressiva.
Paradossale vedere lui, sempre stato caratterizzato da una possessività spasmodica, accettare il fatto che Cassie posti sul web foto provocanti. È evidente come sia in realtà contrario, ma parliamo della stessa persona che aveva quasi strangolato Maddy per un attacco di rabbia – per non parlare di quando le punta una pistola in testa per costringerla a ridarle il CD incriminante suo padre Cal).
Vero percorso di crescita e riabilitazione o semplice stanchezza e demotivazione dagli impegni lavorativi e dalla sua posizione di leadership?
A ognuno la sua interpretazione, almeno fino al prossimo episodio. Concediamo per ora il beneficio del dubbio al resto della serie, anche se con molta sfiducia.

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